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Leonardo DiCaprio e Martin Scorsese ancora insieme per Killers of the Flower Moon

I premi Oscar Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio torneranno a lavorare insieme al thriller in costume Killers of the Flower Moon, idea che stanno portando avanti da questa estate. Il progetto segnerà la settima collaborazione tra il regista e l’attore.

Lo sceneggiatore Eric Roth (Forrest Gump, Insider, A Star Is Born) ha adattato il romanzo di David Grann che racconta le indagini riguardanti la morte orribile di alcuni cittadini benestanti della contea di Osange, in Oklahoma, avvenuta negli anni ’20. I decessi iniziarono dopo la scoperta di un enorme giacimento di petrolio nelle terre possedute dalle vittime. L’FBI si occupò delle morti più che sospette per scoprire il segreto che si celava dietro le stesse. Le riprese del lungometraggio dovrebbero cominciare la prossima estate.

Nel 2017 Scorsese aveva ipotizzato di tornare a lavorare con Robert De Niro a proposito di Killers of the Flower Moon, ma alla fine non se ne è fatto più nulla. Di questa leggendaria coppia artistica – Taxi Driver, Toro scatenato e Quei Bravi ragazzi bastano come titoli? – è atteso il prossimo gangster-movie The Irishman, produzione Netflix in cui hanno recitato anche Al Pacino, Harvey Keitel e Joe Pesci.

Iniziata nel 2002 con Gangs of New York, la collaborazione tra Scorsese e DiCaprio ha prodotto cinque film e il cortometraggio The Audition, realizzato nel 2015. Quale è il vostro film preferito della coppia? Noi personalmente siamo indecisi tra un’opera geometrica e tagliente come The Departed e lo stile vibrante di Shutter Island.

Aaron Sorkin dirigerà The Trial of the Chicago 7 con Sacha Baron Cohen

Dopo che Steven Spielberg, Paul Greengrass e Ben Stiller erano stati vicini alla regia del dramma politico The Trial of the Chicago 7, sarà invece lo stesso sceneggiatore Aaron Sorkin a sedere dietro la macchina da presa di quello che è uno dei progetti cinematografici più “travagliati” ma anche affascinanti da molto tempo a questa parte.

La trama del film seguirà la storia vera dei protestanti contro la guerra in Vietnam che nel 1968 si adoperarono per stravolgere la convention del Partito Democratico a Chicago, causando uno scontro con la polizia che ben presto diventò una vera e propria guerriglia cittadina. Alla fine una commissione di investigatori ritenne responsabili otto poliziotti e otto manifestanti. Gli agenti non andarono incontro ad alcun procedimento penale mentre i cittadini dovettero subire un processo. Siccome uno di loro fu incarcerato per oltraggio corte, gli imputati rimasero in sette.

Tra i protagonisti di The Trial of the Chicago 7 dovrebbe esserci quasi sicuramente Sacha Baron Cohen, uno dei primi attori a essere accostati al progetto e adesso tornato prepotentemente alla ribalta dopo che per qualche tempo la sua presenza era stata messa in discussione.

Aaron Sorkin ha scritto la sceneggiatura del film nel 2007. Premiato con l’Oscar per lo script di The Social Network, l’autore ha esordito alla regia lo scorso anno con Molly’s Game, interpretato da Jessica Chastain e Idris Elba. Tra le sue sceneggiature più famose citiamo Codice d’onore, Il Presidente – Una storia d’amore, La guerra di Charlie Wilson e Moneyball.

Alba e Alice Rohrwacher, ovvero la forza della sorellanza

La Festa del Cinema di Roma sembra ormai aver chiuso i battenti. Il vizio della speranza di Edoardo de Angelis si è aggiudicato il Premio del Pubblico, i nomi dei vincitori di Alice nella Città sono stati resi noti, la conferenza di chiusura ha indicato numeri e risultati, la sala stampa è stata smantellata e il tappeto rosso, zuppo di pioggia, sta per essere arrotolato e messo via per il prossimo anno. Ma il festival non è proprio finito finito, perché Antonio Monda ha organizzato un ultimo Incontro Ravvicinato. Ne sono protagoniste Alice e Alba Rohrwacher, che entrano nel Teatro Studio e subito "si beccano" ciascuna un complimento, di cui il Direttore si fa ambasciatore: Alice è una delle registe preferite da Martin Scorsese, mentre Alba gode della stima incondizionata di Meryl Streep. Le due sorelle hanno scelto alcune scene dei loro film e, commentandole, parlano dell'affetto che le lega.

Si inizia da Corpo celeste, da una sequenza in cui la piccola Marta discute con la sorella maggiore. "Ci piaceva iniziare l’incontro" - comincia Alice - "dalla scena di una litigata fra sorelle. Si tende sempre a vedere nel conflitto una cosa negativa, e invece per noi non lo è. Nel rapporto che abbiamo, il conflitto è un elemento positivo, è sempre stato fondamentale, perché nasce dalla libertà".
"Il nostro rapporto burrascoso" - dice invece Alba - "fa sì che riusciamo a dirci una verità scomoda, cruda, e questa verità ci fa progredire nel lavoro in maniera fluida, senza le ipocrisie della paura di ferire o di essere ferite. I nostri litigi di ragazzine partivano sempre dai vestiti che ci rubavamo, le nostre discussioni sono sempre state legate alle cose".
"Quando ho fatto il mio primo film" - riprende Alice - "ho scelto una storia lontana da me, ambientata in Calabria e incentrata sulla cresima, e forse il rapporto fra le due sorelle era la cosa che più mi dava un senso di familiarità, è tutto visto attraverso gli occhi di Marta, che deve imparare ad accettare le critiche. Come regista, la cosa più preziosa che si può avere è una critica di cui ci si fidi, che non punti solo a distruggere. Le critiche di Alba per me sono fondamentali".

Poi la sala si oscura e parte una breve clip de Le meraviglie in cui Alba/Angelica si prende amorevolmente cura di una delle sue quattro figlie. A proposito della poesia che la sequenza trasuda, Alice Rohrwacher dice: "La forza che ho ricevuto dal cinema come spettatrice è la forza di volare oltre la storia. Guardando film, ho appreso il valore simbolico, magico dell'immagine. Mi chiedono spesso di riassumere i mei film in due parole, ma uno fa un film perché ci sono cose che non riesce a dire, che non stanno nella parole ma nell'esperienza dell’immagine, e l'esperienza dell'immagine è poesia".

Si continua con un altro estratto de Le meraviglie, con una sequenza caotica nella quale Angelica discute con il marito e con le figlie, in particolare Gelsomina. E’ ancora Alice a prendere per prima la parola: "Anche se quella che racconto ne Le meraviglie non è la nostra famiglia, i personaggi condividono molto con noi. Gelsomina è Alba come l'ho vissuta, il film è un atto d'amore per i primogeniti, io sono la secondogenita, sono stata sempre più mite e contemplativa di Alba, toccava a lei rompere i muri".
Alba fa sì con la testa e se la ride nel sentire le parole della sorella, e aggiunge: "Io agivo e lei stava a guardare, lei diceva: è tutto facile, la porta è aperta". Poi, tornando al film, racconta: "Per me leggere la sceneggiatura de Le meraviglie è stato come trovarmi immersa in un trattato di psicoanalisi scritto da una persona che mi aveva osservato. Il desiderio di fuggire dal luogo in cui uno nasce io l'ho vissuto. Ricordo i miei rossori mentre andavo avanti con il copione, era come se quelle pagine mi stessero denudando, solo che io non mi sarei denudata così, quindi mi sono arrabbiata".

Dopo un pezzetto del cortometraggio Djess realizzato per Miu Miu, si passa a Lazzaro Felice e Alice parla della spiritualità che si respira nel suo cinema: "Come il cinema è mancato nella nostra famiglia, così la spiritualità non ha fatto parte del nostro percorso educativo. Qui la spiritualità è sia la religione ufficiale, quella della marchesa, che la religione dell'umano, e in questa seconda religione Lazzaro è un santo. Comunque per me soltanto credere nella forza dell'immagine è una fede".
La scena che vediamo di Lazzaro Felice è quella in cui Lazzaro risorto rincontra Antonia, che nel frattempo è diventata adulta. "Rileggendo quella scena sulla sceneggiatura" - confessa Alice - "Mi sentivo imbarazzata: mamma mia come faremo a fare questa scena - mi dicevo. Quell'imbarazzo però mi confortava, oggi tutto tende ad andare verso l'emozione, io voglio andare verso l'imbarazzo".

Di Lazzaro Felice ci godiamo un altro lungo momento, dopodiché, incalzate da Antonio Monda, le due sorelle raccontano cosa amano di più l'una dell’altra dal punto di vista artistico: per Alba la cosa più bella di Alice è il mistero, per Alice un comune sentire.
L'Incontro Ravvicinato si conclude con un paio di minuti di uno dei film preferiti dalle Rohrwacher. Si tratta di Una moglie di John Cassavetes. Alba lo ha scelto per la bravura di Gena Rowlands, che "ci restituisce un'interpretazione memorabile dalla quale non possono prescindere tutte le donne che decidono di fare le attrici". Per Alice, Cassavetes è un must, perché "è un autore che non è mai né vittima né padrone di una storia".

Italiani brava gente: Raffaele Pisu presenta il restauro dell'opera di Giuseppe De santis

“Scrivete di cinema, ma anche di questi poveri ragazzi, degli eroi, che sono andati in guerra in Russia con le scarpe di cartone nel gelo”. Raffaele Pisu si commuove, quando parlando con i giornalisti alla Festa di Roma rievoca l’esperienza di Italiani brava gente, dramma di guerra diretto da Giuseppe De Santis nel 1964 che racconta della campagna dell’esercito italiano nel grande inverno russo, di cui è fra i protagonisti nei panni del soldato romano Libero Gabrielli. È l’unico ancora in vita di quel gruppo di attori che recitarono nella prima coproduzione fra italia e Unione Sovietica, con anche un finanziamento americano, che viene ora restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia grazie al contributo economico, e non solo, della Genoma Films di Paolo Rossi Pisu. La prima ci sarà oggi alla Festa del Cinema di Roma, “davanti a cento figli e nipoti dei soldati italiani morti in Russia”, oltre a Claudia Cardinale, che ha lavorato lo scorso anno al fianco di Raffele Pisu in Nobili bugie di Antonio Pisu.

Un film epico e spettacolare diretto dal regista di Fondi, che così descrive Marco Grossi, segretario dell’Associazione Giuseppe De Santis. “È un lavoro di restauro importante, perché è un film un po’ dimenticato, la prima coproduzione fra Italia e Unione Sovietica. Un film post neorealista, che conserva gli stilemi del cinema di De Santis, riassumendone alcune peculiarità, come la fusione fra personaggi e paesaggio, che diventa un vero protagonista, o il coro di attori che raccontano ex post ognuno la propria vicenda, alla maniera de L’antologia di Spoon River. La disfatta di Russia è rievocata da soldati provenienti dalle differenti regioni italiane, una classe contadina che si confronta con quella sovietica, con tragicità ma anche un flusso poetico toccante. Una grande riflessione sulla storia, sull’importanza che opere d’arte come questa tornino a vivere per insegnarci dinamiche ed errori della nostra storia”. 

Un restauro che nasce anche dall’orgoglio di Paolo Rossi Pisu, dalla voglia di tributare il dovuto onore alle tante interpretazioni del padre. Tanto che lo rimette in riga, quando si definisce “un attore di filmetti”, a giusto titolo.

“Stavo facendo cose comiche, leggere, come L’amico del giaguaro”, rievoca Pisu padre. “De Santis mi ha detto che mi ha visto fare un barbone e ha subito pensato che fossi perfetto per interpretare un soldato mal conciato in guerra. Molti si sono stupiti che abbia scelto uno come me per il suo film di guerra. Mi ha detto che ero così bravo nel drammatico che tutti mi avrebbero cercato, ma poi sono stato sei mesi accanto al telefono è non è mai squillato. Il problema è che Italiani brava gente è uscito molto male.”

Appassionato e molto più giovanile rispetto ai suoi 93 anni, Pisu ha ricordato l’arrivo in Russia, l’incontro con lo scienziato Bruno Pontecorvo, fratello di Gillo coccolato dai sovietici dopo la fuga da Londra, “che mangiava pane e caviale”, i fischi a Gagarin. “Il primo giorno di riprese, fuori Mosca, un colonnello che aveva combattuto a Stalingrado e come altri soldati era vestito con le divise italiane per fare la comparsa, mi si è avvicinato e ha detto ‘Ma come avete fatto voi italiani a combattere così leggeri? Ho avuto già tre casi di congelamento fra i miei soldati’. Il titolo, Italiani brava gente, in realtà inizialmente era Italiano, viene dalla constatazione dei russi sul nostro atteggiamento in guerra, ben diverso da quello tedesco. Il passaparola fu veloce e ci volevano un gran bene. Ho pianto leggendo il copione del film, l’ho molto sentito, accettando di lavorare a pochi soldi. Libero Gabrielli sono io, mi dicevo, devo portare avanti la voce di questa brava persona normale travolta dalla guerra”.

Italiani brava gente restaurato sarà presentato oggi alla Festa di Roma, presto a Fondi, città natale di De Santis, e in giro per l’Italia.

A qualcuno piace classico torna al Palazzo delle Esposizioni di Roma

Quello con la rassegna A qualcuno piace classico, al Palazzo delle Esposizioni (o Palaexpo) di Roma è uno degli appuntamenti più imperdibili per i cinefili della capitale e per fortuna, pure in un momento in cui la cultura viene trascurata sempre più, continua. Questo è il comunicato stampa della nuova rassegna:

Giunta all’ottava edizione, la rassegna A Qualcuno Piace Classico ripropone la formula vincente che l’ha resa uno degli appuntamenti imprescindibili per tutti gli amanti del cinema della capitale. Anche quest’anno, infatti, tornano alla ribalta al Palazzo delle Esposizioni 15 capolavori del passato, presentati come sempre in pellicola 35mm e a ingresso libero fino a esaurimento posti, per riscoprire sul grande schermo cineasti di genio come Ozu, Lynch, Dreyer, Preminger, Bresson, Boorman e molti altri. Promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, dall’Azienda Speciale Palaexpo e da La Farfalla sul Mirino, la manifestazione prende il via martedì 30 ottobre alle 21.00 con un gioiello firmato da Woody Allen, La rosa purpurea del Cairo, omaggio alla magia di una Hollywood che non c’è più e al cinema come sogno a occhi aperti. 

La seconda proiezione in calendario è uno degli eventi speciali di questa edizione, La madre dei Re di Janusz Zaorski: capolavoro girato nel 1982 e bandito per anni dal regime comunista, verrà proiettato in una rara copia 35mm proveniente dall’archivio dell’Istituto Polacco di Roma, nell’ambito dei festeggiamenti per i cento anni della Polonia moderna. Tra gli altri eventi spiccano la serata dedicata a Per un pugno di dollari di Sergio Leone, in programma il 30 aprile 2019, giorno del trentennale della scomparsa del regista romano, e la proiezione di Sono nato, ma… film muto di Yasujirō Ozu, considerato tra gli esiti più alti del maestro giapponese e accompagnato dal vivo al pianoforte dal Maestro Antonio Coppola.

Grande spazio avrà poi quest’anno il cinema americano degli anni Settanta, con alcuni dei titoli memorabili di quella stagione eclatante, da Un tranquillo week-end di paura di Boorman al mitico (e introvabile) Pink Flamingos di John Waters, dall’esordio di Terrence MalickLa rabbia giovane, all’impegnato Conrack di Martin Ritt. La Hollywood classica sarà rappresentata da due dei suoi artefici più dotati, Preston Sturges con Lady Eva e Otto Preminger con Anatomia di un omicidio, mentre Perfidia di Robert BressonGertrud di Dreyer terranno alta la bandiera del cinema d’autore europeo più intransigente. Per i “nuovi” classici scenderanno in campo infine tre titoli divenuti negli anni oggetto di culto: Velluto blu di David LynchLa zona morta di David Cronenberg, tratto da Stephen King, e Il ventre dell’architetto di Peter Greenaway, che il 28 maggio chiuderà la rassegna anche con il suo formidabile omaggio alla bellezza immortale di Roma.

Qua il programma completo con date e orari.

Corleone: alla Festa del Cinema di Roma la ricostruzione dell'ascesa e della caduta della Mafia

Realizzato per il canale franco-tedesco Arte, i due episodi di questo documentario televisivo hanno fortunatamente trovato spazio nel programma della Festa del Cinema di Roma. 150 minuti di cronistoria dettagliata che presentano un quadro completo della Mafia in Sicilia negli ultimi 60 anni. Ciò che è raccontato in Corleone, il potere e il sangue e in Corleone, la caduta è il sopravvento delle famiglie corleonesi su quelle palermitane, il cambio strategico degli anni 70 con l’attacco diretto ai servitori dello stato e, soprattutto, l’ascesa e la capitolazione di Totò Riina.

Con alle spalle una carriera di documentari di inchiesta su partigiani, comunisti,  sulle brigate rosse e su Berlusconi, il regista 74enne Mosco Levi Boucault realizza un’opera scarna esteticamente che punta solo ed esclusivamente al contenuto. In effetti, oltre alle immagini di repertorio, agli articoli del quotidiano L’Ora e alla narrazione affidata alla voce dell'attrice Maya Sansa, le parole dei protagonisti del racconto si rivelano feroci. A proferirle è chi ha affrontato Riina in quegli anni di latitanza quando era il capo dei capi, come il funzionario di polizia Francesco Accordino e l’ex magistrato Giuseppe Ayala.

Se Ayala e Accordino sono l’ossatura del film, la figura di Riina in tutta la sua spietatezza è completata dai pentiti come Brusca, Marchese, Anzelmo e Mutolo che sono stati sicari all’interno dell’organizzazione mafiosa e che nelle interviste hanno il volto coperto, perché oggi sono sotto protezione con nuove identità (e, fa sapere il regista in una didascalia finale, chiedono perdono per i crimini commessi). I loro racconti fanno accapponare la pelle, rendono l’idea di cosa fosse il potere mafioso che obbediva a semplici regole per nascondere se stesso: se tradisci un uomo d’onore sei morto, se manchi di rispetto a un uomo d’onore sei morto, se hai relazioni con donne mogli o ex fidanzate di uomini d’onore sei morto.

Giuseppe Ayala spiega che la mafia era un ascensore sociale per i contadini siciliani. Entrando nelle cosche “si poteva disporre di soldi, di un ruolo e soprattutto di rispetto”. La Sicilia è un’isola che nella sua storia è sempre stata colonizzata, non ha mai avuto una dinastia regnante e dall’entroterra, a metà del novecento, è germogliato un desiderio di rivalsa. “C’erano un maresciallo, un prete e un mafioso” racconta uno dei pentiti come se fosse l’inizio di una barzelletta, delineando le tre figure di riferimento per cittadini negli anni 50/60: “se tu avevi bisogno di qualcosa per la tua famiglia andavi dal prete, se dovevi aggiustare qualcosa andavi dal maresciallo, per le cose più importanti invece andavi a disturbare il mafioso”.

Il 1979 è stato l’anno del terrore quando Riina iniziò a far uccidere chiunque si mettesse tra lui e il suo obiettivo. Giornalisti, poliziotti, magistrati, lo spargimento di sangue non conosceva sosta e anche gli altri capi mafiosi furono eliminati, perché avevano qualcosa da ridire su questa strategia della paura. Poco dopo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due ragazzi palermitani uniti dagli stessi valori, diventeranno giudici integerrimi portando l’organizzazione mafiosa al collasso, un coraggio che pagheranno con la vita in quelle scene di apocalisse urbana che abbiamo cementate nei nostri ricordi. Quella di Corleone è una preziosa ricostruzione storica di una delle tante folli derive della natura umana.

Avengers 4: Katherine Langford ha interpretato un ruolo misterioso

La giovane Katherine Langford è entrata nel cast dell’ultimo Avengers (ancora senza titolo ufficiale) in un ruolo misterioso. Siccome l’attrice ha già finito di girare le proprie scena non dovrebbe trattarsi di un parte particolarmente ampia, ma che potrebbe essere fondamentale per la trama. Come noto il film diretto dai fratelli Russo uscirà nelle sale statunitensi il 3 maggio del prossimo anno. Dopo questo attesissimo blockbuster inizierà molto probabilmente la Fase 4 dell'Universo cinematografico della Marvel. 

Lanciata dalla serie TV prodotta da Netflix Tredici, per cui ha addirittura ottenuto una candidatura ai Golden Globe come miglior attrice drammatica, la Langford continuerà a lavorare per la piattaforma nel nuovo show Cursed. Si tratta di una versione aggiornata della leggenda di Re Artù in cui Langford interpreterà Nimue, eroina dal destino tragico che diventerà la mitica Dama del Lago.

La ventiduenne attrice australiana si sta pian piano imponendo anche al cinema: dopo aver avuto una parte piuttosto consistente nel riuscito Tuo, Simon lavorerà anche al thriller Spontaneous, tratto dal romanzo di Aaron Starmer. La storia ruota intorno a un gruppo di studenti che scoprono di essere in pericolo di saltare in aria da un momento all’altro. Nel cast anche Charlie Plummer e Piper Perabo.  

I predatori dell'arca perduta: scene rare e ciak sbagliati in un montaggio su YouTube

I predatori dell'arca perduta compirà 40 anni nel 2021, anno in cui dovrebbe attenderci anche il fantomatico Indiana Jones 5. Nel frattempo, un fan su YouTube ha montato in un solo video parecchi ciak, papere e scene tagliate del capolavoro di Steven Spielberg con Harrison Ford nei panni del dr. Henry Jones Jr. detto Indiana. Per anni questo materiale non si era visto, anche perché notoriamente Spielberg non ama mostrare quello che ha deciso di cestinare, però come molti fan sapranno parte di queste sequenze è apparsa in un nuovo backstage nell'ultima preziosa versione in Blu-ray del cofanetto Indiana Jones. Altre clip montate in questo video, tuttavia, non compaiono nemmeno in quello speciale, e siamo sicuri che incuriosiranno i cultori della saga.

Simpatiche le incursioni di Spielberg in campo per prendere in giro Harrison (salvo poi essere punito in una scena verso la fine del video), imperdibili le diverse versioni di scene celeberrime, intrigante la versione alternativa del combattimento nel mercato (non c'è niente come una bella pistolettata, comunque). E per chi da vero nerd ancora si lamentava, come d'altronde fece lo sceneggiatore Lawrence Kasdan, della tagliata interazione di Indy col sommergibile, il mistero è alfine svelato. Confermiamo: è stato meglio tagliarla.

Alexander Skarsgard nel cast di Godzilla vs. Kong

Il protagonista maschile della prima stagione di Big Little Lies, nonché della recente miniserie The Little Drummer Girl, Alexander Skarsgard, è in trattative per unirsi a Millie Bobby Brown, Julian DennisonBrian Tyree Henry nel film della Legendary Pictures, Godzilla vs. Kong, diretto da Adam Wingard.

L'attore sarà il non precisato leader di un'unità militare.

Non si conoscono ancora dettagli sulla trama, ma basta già il titolo per mandare i fan in fibrillazione. Dopo Godzila del 2014, Kong: Skull Island del 2017, e Godzilla: King of The Monsters, in produzione adesso (uscita 30 maggio 2019), nel quarto film del Monsterverse arriverà il momento tanto atteso dello scontro tra i due mostri. Oddio, dovremo aspettare ancora un bel po' per vederli in azione, visto che l'uscita di Godzilla vs. Kong è prevista per il 22 maggio 2020. 

Roberto Benigni sarà Geppetto nel Pinocchio di Matteo Garrone

A smentire la voce, diffusa pochi giorni fa, che indicava in Toni Servillo il Geppetto del Pinocchio di Matteo Garrone, arriva la notizia ufficiale che a impersonare il papà umano del burattino burlone nato dalla fantasia di Carlo Collodi sarà Roberto Benigni. La scelta dell'attore per il ruolo dell'amorevole e anziano falegname ha un suo senso preciso. Benigni, infatti, ha diretto, nel 2002, un adattamento del celebre romanzo (intitolato Pinocchio) nel quale si è ritagliato il ruolo del protagonista.

A proposito dell'imminente collaborazione con l’attore e regista toscano, Garrone ha dichiarato: "Girare finalmente Pinocchio e dirigere Roberto Benigni sono due sogni che si avverano in un solo film. Con il burattino di Collodi ci inseguiamo da quando, bambino, disegnavo i miei primi storyboard. Poi, negli anni, ho sempre sentito in quella storia qualcosa di familiare. Come se il mondo di Pinocchio fosse penetrato nel mio immaginario, tanto che in molti hanno ritrovato nei miei film tracce delle sue Avventure. Anche con Benigni è stato un inseguimento iniziato molto tempo fa: l'ho conosciuto da bambino, grazie a mio padre. Avere finalmente l'opportunità di lavorare insieme è per me un'occasione straordinaria: Pinocchio sarà un film per tutta la famiglia, grandi e piccoli, e nessuno come Roberto - che ha divertito e commosso milioni di spettatori in tutto il mondo - riesce a emozionare il pubblico di ogni età. Lo ringrazio per la fiducia che mi ha dimostrato accettando di condividere con me questa nuova, spericolata avventura".

Questo invece il commento di Roberto Benigni: "Un grande personaggio, una grande favola, un grande regista: fare Geppetto diretto da Matteo Garrone è una delle forme della felicità".

Su Benigni/Geppetto, l'Amministratore Delegato di Rai Cinema Paolo Del Brocco, dichiara infine: "La scelta di Roberto Benigni ci sembra uno dei colpi di genio di Garrone, e il fatto che Benigni abbia accettato di interpretare Geppetto è un regalo che ci riserverà delle meravigliose sorprese. La Rai contribuisce a portare nuovamente al cinema un artista tra i più amati in Italia e all'estero come Roberto Benigni, e questo ci riempie di gioia".

Pinocchio è una coproduzione internazionale Italia/Francia e sarà girato, nei primi mesi del 2019, fra Lazio, Toscana e Puglia. Il film è prodotto da Archimede con Rai Cinema e Le Pacte, in associazione con Recorded Picture Company. Le vendite internazionali sono curate da HanWay Films. A distribuire in Italia sarà 01 Distribution, in Francia Le Pacte.

(La foto di Matteo Garrone e Roberto Benigni è di Greta De Lazzaris).

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